L’arte sacra
In mostra sono esposti due capolavori di oreficeria medievale, il Busto Reliquiario di sant’Orsola e la Croce Santa che provengono dalla Pinacoteca Comunale di Castiglion Fiorentino, così come un altra Croce Reliquiario del primo quarto del XIII secolo.
Il Busto Reliquiario di sant’Orsola, di manifattura francese fu realizzato nel quarto-quinto decennio del XIV secolo. Il reliquiario in argento sbalzato, fuso, cesellato e dorato rappresenta il busto della Santa con il volto dipinto a tempera. La santa porta una corona con otto gigli decorati con vetri colorati, pietre, perle e smalti. Splendidi gli ondulati capelli d’oro sbalzati nell’argento che scendono fin sulle spalle. La veste della santa è ricamata a cesello con motivo a tralcio e pampini di vite con al centro una pietra di lapislazzuli. La base del reliquiario è circondata da una fascia di preziosi smalti con figure di santi e storie della vita della Santa.
La croce reliquiario detta “Croce Santa” di manifattura francese fu realizzata nel terzo quarto del XIII secolo. E’ in argento dorato con filigrane, bellissimi smalti, perle, gemme e pietre dure. Opera di qualità straordinaria, proveniente dalla chiesa di S.Francesco in Castiglion Fiorentino, custodisce la reliquia del ‘Sacro Legno’. e quella della Spina della corona di Cristo. Le due reliquie furono donate nel 1258 da san Luigi IX Re di Francia a fra’ Mansueto, francescano nativo di Castiglion fiorentino, come segno di stima per l’importante opera diplomatica del frate il quale, legato apostolico di papa Alessandro IV, ebbe un ruolo fondamentale nella disputa tra Francia e Inghilterra, conclusasi con il trattato di Parigi del 1259.
In mostra anche reliquari, oreficerie e paramenti sacri realizzati tra il XIII e il XIX secolo tra cui la Tonacella di Pereto della seconda metà del XV secolo il cui lampasso con l’Adorazione del Bambino fu eseguito su disegno di qualche pittore fiorentino del periodo, individuato tra la cerchia dei così detti “pittori di luce”, come Botticelli, Pollaiolo e Gozzoli.
Tra i dipinti esposti, la bellissima tavola San Francesco riceve le stigmate di Bartolomeo della Gatta dipinta tra il 1486 e il 1487. La scena si svolge in un ambiente montano, forse la Verna: San Francesco appena genuflesso al centro ha le braccia aperte nell’atto di ricevere le stimmate materializzate da raggi dorati che partono dal crocifisso in alto a destra e raggiungono i suoi piedi, le mani ed il costato. Un frate inginocchiato assiste abbagliato dalla scena miracolosa. Alla sinistra del Santo vi è un faggio sul quale è posato un barbagianni che allude all’imminente calare della sera, mentre in lontananza, al centro tra gli abeti, si notano due cerbiatti.
Il dipinto, di elevatissima qualità, fu realizzato nella piena maturità artistica del monaco pittore come notato da diversi studiosi nella sua opera confluiscono e si fondono culture diverse: l’energia disegnativa del Pollaiolo e la volumetria del Ghirlandaio, l’intenso naturalismo dell’ambiente verrocchiesco, l’uso sapiente della sintesi di luce, forma e colore, uniti allo studio prospettico e spaziale, appresi dall’alta lezione di Piero della Francesca, il gusto per i particolari indagati in maniera lenticolare tipico della cultura fiamminga, la componente nordica dell’estremo realismo.
In mostra anche i due splendidi frammenti del polittico del pittore senese Giovanni di Paolo realizzati intorno al 1457 raffiguranti una Madonna con Bambino e Santa Caterina.
Imponente la scultura lignea (cm 205 x 40 x 40) raffigurante San Michele Arcangelo che uccide il drago, in origine policroma e dorata, databile ai primi decenni del Trecento, proveniente dalla Pinacoteca Comunale. Restaurata recentemente l’ opera era probabilmente una scultura con funzioni devozionali, forse processionali, dato il suo inusuale perfetto intaglio e decorazione a tutto tondo.


